Senza-titolo.png?fit=418%2C278&ssl=1

Progetto “NEA: Nutrizione, Emozione, Allenamento”

Mangiare le emozioni

Conosciamo la fame?

Alla domanda «Cos’è la fame?», la quasi totalità delle risposte sarebbe «Un bisogno primario, un meccanismo biologico determinato da spinte istintive, sulle quali non si ha alcun controllo consapevole». In parte la risposta è corretta. Dico “in parte” perché dietro al senso di fame, vi sono tante motivazioni, ognuna di natura diversa. É quindi un fenomeno variegato e complesso,

Il senso di fame, infatti, nasce da una “motivazione base”, quella neurofisiologica, ma non dimentichiamoci delle altre variabili, ovvero la dimensione psicologica e sociale. Per questa sua natura multifattoriale, sarebbe quindi  più opportuno parlare di comportamento alimentare, piuttosto che di fame.

 

Alcuni comportamenti alimentari arrivano da molto lontano, dalla preistoria, dove alcuni fenomeni naturali come la siccità, le nevicate abbondanti e le migrazioni delle prede, mettevano a dura prova la sopravvivenza. Così l’uomo si vedeva costretto a accumulare scorte di cibo; era un pensiero fisso ed ossessivo (più che giustificato). Queste condotte sono rimaste nel nostro DNA, arrivando fino ai giorni nostri, dove la situazione socio-ambientale è completamente cambiata. Quelle condotte, quindi, non risultano più funzionali alla vita moderna.

Sarà capitato a chiunque, sopratutto da bambino/a, di non riuscire a terminare il pasto perché raggiunta la sazietà e sentirsi dire da una figura adulta:  «Finisci quello che hai nel piatto, non si butta il cibo. Altri bambini nel mondo hanno fame e non possono mangiare».

È facile capire che, per quanto altruistica possa sembrare tale affermazione, non è terminando la pietanza che si può combattere la fame del mondo; ciò che si potrebbe ottenere invece, è il rischio di sentirsi sgradevolmente sazi, per aver ingerito troppo cibo. In quella frase, che in un primo momento potrebbe apparire del tutto fuori luogo, vi è un pensiero ancestrale, che sopravvive da migliaia di anni; arriva dai nostri antenati e ancora condiziona la vita e la mentalità dei giorni nostri.

 

La fame chimica e emozioni

All’interno dell’ipotalamo, parte del cervello deputata alla regolazione della nutrizione, si possono distinguere due parti chiamate “centro della fame” e “centro della sazietà”, che, attraverso segnali propriocettivi, si attivano spingendo a mangiare oppure a smettere di farlo. Attività simile arriva dall’azione di due ormoni: grelina e leptina, che, con meccanismo pressoché analogo, gestiscono a livello fisiologico l’introito di cibo e nutrienti, seguendo il principio dell’omeostasi.

L’omeostasi, però, è del tutto teorica. Tali meccanismi fisiologici vengono spesso vinti da quelli psico-sociali, che con la loro forza e veemenza, svolgono una mediazione profonda.
Mi riferisco in questo caso a fattori ambientali, legati al contesto nel quale la persona vive, le usanze culturali, la reperibilità di un alimento piuttosto che un altro, le consuetudini. La famiglia, essendo “l’ambiente”  dove si cresce, dove si imparano le regole non scritte dell’assunzione di cibo (orari dei pasti, dimensioni delle porzioni, consumo di alimenti, eccetera). Sono tutte variabili, che costituiscono un bagaglio personale di cui spesso, non si è nemmeno del tutto consapevoli. Sono veri e propri condizionamenti che incidono su quello che è l’approccio nei confronti del cibo.

Forse vi stupirò nel dirvi che fino all’età di tre anni, ognuno ha la capacità di mantenere la vera e propria omeostasi, come se coordinati da un nutrizionista interno che dirigesse perfettamente l’introito calorico, senso di fame e sazietà. Tale capacità viene poi persa proprio a causa dei condizionamenti esterni, però vi sono altri elementi ancora più forti che hanno un forte impatto sul comportamento alimentare: le emozioni.

 

Nel mondo Occidentale, infatti, il cibo non è solo nutrimento ma anche emozioni. L’atto di mangiare è sempre più collegato alla capacità di dare piacere, o placare emozioni negative disturbanti. Molto spesso non si mangia per riempire il cosiddetto “buco nello stomaco” ma un vuoto nel cuore.

È questa la fame emotiva,  la “fame del cuore”, quella che interviene per nutrire le emozioni.

Il cibo, allora, diventa un antidoto, un anestetico che permette di non sentire quelle emozioni sgradevoli ed inaccettabili. Un anestetico che nell’immediato potrebbe sembrare utile ma che, in realtà, è solo un palliativo.

 “Il cibo non può in alcun modo soddisfare la fame del cuore,  perché il bisogno non è quello di nutrirsi ma di amore”

I “cibi -coccola”, identificati anche con il termine “comfort-food”,  non sono infatti un mistero.

Sarà sicuramente capitato a chiunque, da piccolo/a, di essere ammalato/a, anche di una banale influenza, e avere sempre qualcuno pronto a prodigarsi nel preparare con amore una pietanza buona, calda, confortante. Ed era quasi come se, da quel piatto potessi nutrirti di felicità, mangiando amore.
Ecco allora che, in tale cornice, il cibo assume funziona consolatoria.

Può assumere anche la funzione di “premio” e, come precedentemente scritto, tale associazione potrebbe arrivare dalla nostra infanzia, quando ad un compito ben riuscito seguiva, come “premio”, un gustoso gelato o una fetta di quella torta generalmente proibita.

I cibi- coccola sono anche tutti quelli che, per tradizione, si mangiano nei giorni di festa, insieme alla famiglia, e che, nella maggior parte dei casi, rimandano quindi a momenti felici. Sono però anche quelli che, per motivi sfuggenti alla coscienza, rappresentano emozioni positive e possono quindi “sostituirsi”ad esse.

Il cibo può assumere significati in base all’esperienza personale di ognuno ma alcuni alimenti sono “intrinsecamente confortanti”, essendo in grado di determinare la produzione delle cosiddette “sostanze del piacere” (ad esempio serotonina, soprattutto il cioccolato).  A livello cerebrale, inoltre si attiva un gruppo di strutture chiamato “sistema della ricompensa”; tutto questo grazie al potere gratificante del cibo, inteso come ricompensa primaria.

Associazioni quali: “cibo-premio” e “cibo-coccola”, una volta interiorizzate, saranno dormienti dentro di noi. Quando le emozioni come rabbia, tristezza, noia, paura, ansia, ma anche stress e preoccupazione, faranno calare le difese cognitive, lasciando che le emozioni prendano il comando, il cibo sarà utilizzato come conforto, come antidoto.
È nell’ordine della normalità utilizzare alcuni alimenti per le sue qualità appaganti e piacevoli, magari dopo una giornata di lavoro particolarmente stressante. È altresì normale, qualche volta, esagerare con il cibo, mangiando solo per il gusto di farlo piuttosto che per fame reale. Tutto ciò non deve però diventare un comportamento abituale, lo scudiero messo in campo ogni volta che si presentano emozioni spiacevoli da dover fronteggiare.

Tale comportamento, perché risulta disfunzionale e dannoso?
La motivazione di tale comportamento, ovvero un malessere, è prima avvertibile a livello psicologico e organico, in un secondo momento. Sicuramente ti starai chiedendo… «Com’è possibile che un comportamento messo in atto per fronteggiare emozioni negative determini malessere psicologico?».

Partiamo da un presupposto: tale atteggiamento è una risposta totalmente disfunzionale a un problema. È un po’ come assumere morfina per alleviare un forte dolore; è un semplice inganno.
Il dolore c’è, non svanisce, non è percepibile per un po’ ma quanto prima tornerà a farsi sentire.
La nostra mente è astuta. Non è con cibo dolce che possiamo ingannarla. Possiamo metterla a tacere per qualche minuto, qualche ora ma poi ci presenterà il conto… con gli interessi!

Sì, perché mangiare comfort-food non solo non è realmente confortante ma determina sentimenti di frustrazione, rabbia verso noi stessi, senso di colpa per avere ceduto alla tentazione (questi rappresentano gli “interessi” di cui ho accennato).

Come in un processo a cascata, ne soffrirà la percezione di noi in termini estetici. Intendendo… il “come ci si vede allo specchio”, ovvero la nostra immagine corporea. Di conseguenza, si correrà il rischio di non accettarci, scovando difetti dalle dimensioni spesso microscopiche, che divengono ben presto enormi, perché filtrati dalla lente del “rifiuto” del proprio corpo.
A tutto questo, si aggiungono poi i rischi relativi alla propria salute. L’obesità è una delle “malattie del benessere” tipiche dei tempi odierni, dove l’abbondanza di cibo, unita a disagi psicologici determinati dallo stress, formano un connubio rischiosissimo per la salute. Disponibilità di cibo ed emozioni negative, come binari, viaggiano parallelamente, portando i “treni” che li percorrono verso mete pericolose. Fortunatamente non sempre si arriva al capolinea (all’obesità), però si possono comunque raggiungere tante altre stazioni intermedie, che in certi casi sono meno pericolose, restando postazioni di allerta; parliamo, in questo caso, di sindrome metabolica, colesterolemia, diabete, sovrappeso. Patologie e condizioni frutto di stili di vita sbagliati e della spirale emozioni-cibo.

È quindi evidente che si avvia un circolo vizioso interminabile; la persona stressata tende a sfogare le sue pressioni sul cibo ma ben presto si renderà conto di non avere provveduto a fronteggiare lo stress nella maniera corretta e allora subentrerà il senso di colpa, la frustrazione, la visione distorta della propria immagine corporea, il “tanto ormai”, la rassegnazione. Poi, ancora emozioni negative e di nuovo il cibo come consolazione. E così via, all’infinito, entrando in una spirale senza uscita, fatta di stati d’animo e comportamenti che si susseguono, influenzandosi vicendevolmente. In questa spirale diventa difficile scorgere l’inizio; ogni punto può infatti rappresentare l’innesco. In tutto questo, non dimentichiamoci di lei, della fame della mente, quella che si fonda sui pensieri, sulle regole. Quella che è costituita da istruzioni, numeri e critiche. Cercherò di farti capire meglio cosa intendo, con qualche esempio:

1) «Ho letto sulla mia rivista preferita che bisogna bere solo latte vegetale, da adulti».

2) «Occorre mangiare 4/5 porzioni di frutta al giorno».

3) «Sono andata al ristorante e ho mangiato anche il dolce. Sono un fallimento».

È un tipo di fame, questa, creata ad arte dai pensieri, da quello che gli occhi leggono e le orecchie ascoltano; dalle convinzioni errate.
Impossibile non essere condizionati dalle mode alimentari, dalle “diete miracolose”. Nonostante spesso consapevoli dell’infondatezza e della non rilevanza scientifica, le informazioni penetrano comunque tra i nostri pensieri e rimangono lì, pronte ad influenzarli in maniera subdola e clandestina.
Si crea così terreno fertile fare nascere un rapporto conflittuale col cibo, talvolta costellato da vere e proprie “ossessioni alimentari”, che si inseriscono in un atteggiamento di auto-imposizione di ferree regole alimentari, che prevedono anche divieti assoluti di alcuni cibi. Ogni volta che tali regole non vengono rispettate – e quando le emozioni negative bussano alla porta, è molto probabile – si rischia di cadere nel baratro, nel circolo vizioso di cui prima è stato discusso.

La strategia per uscire dal circolo vizioso c’è!

La buona notizia però, è che con volontà e strategie è possibile uscirne. Come fare allora per non farsi inghiottire dal vortice emotivo?
Prima di tutto, occorre imparare a riconoscere la fame emotiva. Per farlo è necessario essere a conoscenza di quali sono le sue a caratteristiche.

1) A differenza di quella organica, la fame emotiva non è graduale e crescente ma improvvisa e urgente, con immediata necessità di soddisfacimento.

2) Si presenta come una vera e propria voracità verso il cibo e nella quasi totalità dei casi conduce all’abbuffata, portando a mangiare, in maniera incontrollata, grandi quantità di cibo in poco tempo, risultando quindi eccessiva rispetto le richieste fisiologiche.

3) Spinge a mangiare oltre alla sazietà, come a dovere colmare un vuoto paragonabile a una voragine ma senza trarne soddisfazione, anzi, provocando sensi di colpa, lasciando strascichi di rabbia, frustrazione, perché consapevoli di non avere controllato la quantità di cibo ingerito.

4) Infine, orienta verso i “comfort food”. La spinta a mangiare è difficilmente rivolta a frutta e verdura, quanto invece a precise categorie di cibi: grassi e zuccherini, poco nutrienti e ipercalorici.

 

Ora che l’abbiamo conosciuta meglio…vediamo come non rimanerne intrappolati. Ogni volta che senti fame, chiediti sempre, di cosa ho fame davvero? Di cibo? O di conforto?

Quando la risposta è il conforto, non utilizzate il cibo come palliativo, ma  imparate a  saziarvi d’altro.
Provate a riempire quel vuoto con persone, esperienze, emozioni positive. Non permettete alla noia di prendere il sopravvento sulla vostra vita.
Appassionatevi a qualcosa o lasciatevi appassionare. Riempite la vostra vita di interessi ed hobby, che possano aiutare ad allontanare la tristezza, qualora dovesse presentarsi.
Circondatevi di persone positive, coltivate le amicizie. Passate del tempo in compagnia; solo così potrete allontanare la solitudine. Cercate momenti di condivisione, di collaborazione.
Dedicatevi del tempo per attività ludiche e per prendervi cura della vostra persona. Leggete, scrivete, apprendete. Pensate come i saggi, che vivono nella convinzione di non sapere mai abbastanza.
Fate sport. L’ attività fisica adeguata è rimedio principe contro lo stress ma non solo; aiuta a mantenere uno stato di benessere e salute psico-fisica. Combatte la sedentarietà e di conseguenza, tutte quelle patologie ad essa correlate (ipertensione, sindrome metabolica, eccetera). Agisce positivamente a livello cerebrale, grazie all’azione delle endorfine e a livello organico, contribuendo a un miglioramento generale di varie funzioni. Aiuta a migliorare la vostra autostima e la vostra immagine corporea.
Qualora dovessero capitarvi “episodi di fame emotiva”, non incolpatevi  fermatevi a pensare. Provate ad interrogarvi: Perché sta succedendo? Quali emozioni mi stanno spingendo a mangiare? Individuare l’origine delle emozioni è fondamentale, perché è solo così che emerge il sommerso dell’iceberg, il comportamento nei confronti del cibo.

A cura di: Dott.ssa Rossi Veronica psicologa clinica specializzata in psicologia dell’alimentazione, dello sport e del benessere per il progetto NEA – Nutrizione Emozione Allenamento

 

 

 

 

 


mentalhealth.jpg?fit=1200%2C1200&ssl=1

Emozione, un termine inflazionato, utilizzato per descrivere diversi momenti della vita. Ed è giusto che sia così, perché le emozioni danno il “colore” alla nostra vita. Sono ciò che spingono ai comportamenti, alle azioni, alle scelte. Ma sono anche il “sapore” delle nostre giornate, dolce, quando le emozioni sono positive; amare, quando negative.Per il loro essere “primitive”, le emozioni costituiscono l’essere umano, ancora più dell’intelletto e della razionalità. Sì, perché le emozioni sono in grado di agire in maniera immediata, eludendo il controllo di quella parte del cervello deputata alla ragione.

PERCHÈ SONO IMPORTANTI LE EMOZIONI? Le emozioni possono “salvarci” la vita in caso di pericoli, sono fondamentali per creare e coltivare le relazioni con gli altri, ma non solo; la loro importanza risiede altresì nell’azione che svolgono sulla nostra salute. Molto spesso si parla di mente e corpo come due entità distinte; in realtà, tra di esse vi è un’alta interdipendenza. Tale concezione permette di avere una visione globale (e più vicina alla realtà) della persona e della sua salute. Nelle righe precedenti ho parlato di salute come se fosse un concetto dal significato universale e da tutti condiviso. Ma siamo davvero sicuri che sia così?

Se per esempio, se chiedessi cosa s’intende con il termine salute, quali risposte avrei?
Sono quasi certa che ne avrei molte; tante quante sono le persone alle quali si sottopone la domanda.
Il termine salute ha sì una definizione universale, ma in fondo ognuno di noi ne ha una concezione personale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la definisce Uno stato dinamico di completo benessere fisico, mentale, sociale e spirituale, non mera assenza di malattia”. In questa frase viene sottolineato il rapporto bidirezionale esistente tra mente e corpo. La salute, quindi, non è mera assenza di sintomi fisici ma è un benessere totalitario, che arriva anche dalla dimensione psico-sociale della persona.

IL LEGAME MENTE-CORPO
Quando si parla di influenza della mente sul corpo, s’intende dire che la malattia fisica può essere controbilanciata da un atteggiamento mentale positivo, ma è anche vero il contrario, ovvero che uno stato emotivo negativo, può determinare problematiche a livello fisico, meglio conosciute come sintomi psicosomatici. La malattia psicosomatica, infatti, è quella che non ha una sola causa organica o un difetto funzionale; ma ha anche una una base psicologica-emotiva.

E IL SISTEMA IMMUNITARIO CHE RUOLO HA?
Il sistema immunitario è anch’esso interessato dall’azione delle emozioni. Può beneficiarne quando queste sono positive ma al contrario può soffrirne, indebolendosi, qualora fossero negative. Lo scienziato Varela ha denominato il sistema immunitario come “Cervello del corpo”.
Tale sistema è infatti in grado di determinare il senso del sé del corpo, distinguendo ciò che gli appartiene e ciò che invece è estraneo (esempio i batteri patogeni).
E così come il cervello, il sistema immunitario, è in grado di apprendere e, come il cervello, il sistema immunitario è in grado di elaborare informazioni e opportune reazioni.
Quest’ultimo, è ulteriore elemento a conferma dello stretto legame tra sistema immunitario e sistema nervoso centrale.

Al fine di comprendere al meglio l’interazione tra mente e corpo, è nata una scienza di frontiera, la psiconeuroimmunologia (PNEI), che come anche il nome ci racconta, si occupa di studiare il rapporto tra psiche, sistema nervoso centrale, endocrino e immunitario.
Lo so, è difficile immaginare una comunicazione tra queste strutture e sono certa che leggendo queste righe la domanda più gettonata sia: con quale modalità interagiscono stato emotivo e sistema immunitario? La risposta è semplice, ma non scontata; la principale via di collegamento tra questi due sistemi sono gli ormoni e neurotrasmettitori.
Mi spiego meglio, condizioni di stress determinano la produzione di ormoni (in particolare cortisolo ma anche catecolamine), anche conosciuti come ormoni dello stress.
La loro funzione è necessaria nella modulazione adattativa ad uno stress acuto necessario per la sopravvivenza dell’organismo in situazioni di pericolo; ma al contrario, quando l’esposizione allo stress è persistente sono possono determinare una deregolazione patologica.
Essi hanno altresì effetto inibente sulle cellule immunitarie alterando la loro funzione difensiva. Tale processo, come anche precedentemente sottolineato, non è pericoloso se lo stress è di breve durata; potrebbe invece diventarlo qualora fosse prolungato.

QUALI RELAZIONI TRA EMOZIONI E SISTEMA IMMUNITARIO?
Condizioni di sofferenza, sconforto, dolore, rabbia, protratti per lunghi periodi infatti,  “avvelenano” il corpo a causa di un innalzamento eccessivo di queste sostanze.
Le emozioni negative, quindi, sono un fattore di rischio per la salute, in particolare quelle con maggiore effetto sembrano essere: rabbia ed ostilità sul sistema cardio-vascolare, ansia e stress su diverse patologie quali: ulcere gastriche, infezioni virali, arteriosclerosi eccetera. Ma non solo, lo stato emotivo è anche in grado di influenzare il decorso  della malattia. È importante sottolineare che le alterazioni fisiche e la malattia non sono necessariamente conseguenza dello stress o di un’emotività negativa; tutto dipende da fattori individuali propri della persona stessa, che sono in grado di mitigare gli effetti, ci si riferisce in questo caso a: personalità, valutazione cognitiva, condizione psicofisica, stili di coping, sostegno sociale. Uno stesso evento quindi, può essere interpretato in modi differenti da individui diversi, avendo così effetti del tutto unici per ogni situazione.

…LA BUONA NOTIZIA
Se è vero che il prezzo del disagio psichico è alto, a causa delle ripercussioni sulla salute, è altresì vero che il benessere emotivo ha un effetto benefici.
La speranza, l’ottimismo, la serenità, la felicità… sono come antidoti naturali, e anche se non possono curare la malattia organica in fase acuta, sono però in grado di alleviarne le sofferenze, e perché no, migliorarne il decorso e abbatterne il rischio di insorgenza.
Essere felici non significa non avere problemi e non esiste la “ricetta” della felicità, ma la giusta filosofia di vita e la giusta intelligenza emotiva può condurre al benessere psichico e di conseguenza…a quello fisico.

Cosa si può fare allora per migliorare il proprio status emotivo?

  • Sicuramente prima di tutto, “vedere il bicchiere mezzo pieno”. Non è una frase fatta ma una grande verità. Equivale a dire, predisporsi con un atteggiamento positivo nei confronti degli eventi ma della vita in generale
  • Prendersi cura di se stessi, dal punto di vista fisico, e quindi dedicarsi allo sport

L’esercizio fisico è un prezioso alleato al benessere, ciò è avvalorato  da evidenze che dimostrano che durante l’attività sportiva vi è la produzione dei cosiddetti “ormoni del piacere” (endorfine) che per adeguati volumi di lavoro hanno un effetto rilassante ed anti infiammatorio.

  • Porsi obiettivi, apprendere nuove cose, conoscere, scoprire. Sono tutti atteggiamenti che aiutano a sentirsi vivi, ad arricchire la propria anima. Stare all’aria aperta è un altro modo per ridurre lo stress. Molto spesso si sottovaluta il potenziale del contatto con la natura che invece, è un vero toccasana.
  • Coltivare i rapporti interpersonali è fondamentale. In quanto esseri umani, siamo esseri sociali, abbiamo bisogno degli altri per stare bene. Condividere il tempo con chi ami, parlare con gli amici fidati. Insomma, le relazioni e il sostegno sociale, sono i più grandi contributi esterni al proprio benessere psico-fisico.

È evidente pertanto quanto la nostra salute fisica dipenda dalla nostra capacità di gestire in modo positivo le emozioni. E la buona notizia è che come è possibile allenare il fisico alle buone abitudini motorie, così possiamo allenare la nostra mente alle buone abitudini emotive.

A conclusione di questo articolo voglio riportare una frase di Joyce Meyer, che offre un’ottima sintesi di quanto detto finora:

“Non si può avere una vita positiva e una mente negativa”.
A cura di: Dott.ssa Rossi Veronica psicologa clinica specializzata in psicologia dell’alimentazione, dello sport e del benessere per il progetto NEA – Nutrizione Emozione Allenamento


Health-Club-background-05.jpg?fit=1200%2C1200&ssl=1

In questo momento particolarmente delicato, mi è sembrato opportuno raccogliere tutte le informazioni scientifiche, in merito all’alimentazione, che possano darci suggerimenti per rinforzare il nostro Sistema Immunitario (SI).

Questo perché ritengo che la prevenzione sia un’azione doverosa e lungimirante.

Quante volte avrete sentito dire che l’alimentazione giochi un ruolo chiave nel nostro Sistema Immunitario?

Dovete sapere, infatti, che il nostro corpo è dotato di scudi importanti: dalla pelle, alle mucose, dai capelli, ai peli, alla saliva…..

Questi formano barriere fisiche e chimiche contro batteri, virus, funghi e parassiti.

Ma è fondamentale che queste barriere siano solide e funzionanti!

Ed è qui che entra in gioco l’alimentazione: i micronutrienti hanno un ruolo essenziale nella costruzione e nel consolidamento di questi scudi.

Vi propongo degli esempi:

◆ Il Ferro contribuisce alla crescita del tessuto epiteliale.

◆ La vitamina A e lo zinco sono importanti per l’integrità strutturale e

funzionale delle cellule della pelle e delle mucose.

◆ La composizione del Microbiota Intestinale (essenziale nel SI) è

influenzata dalle vitamine D, A, B6 e B12 e dai folati.

◆ La vitamina D sembra favorire l’attivazione di alcune molecole di difesa del SI, in risposta agli attacchi di patogeni, virali o batterici, delle vie respiratorie, prevenendone l’infezione.

Questi esempi sono solo per farvi capire quanto questi micronutrienti siano la base per un corretto funzionamento del nostro Sistema Immunitario.

COSA FARE?

Ovviamente è necessario avere un’alimentazione varia, equilibrata e di qualità, che ci garantisca livelli ottimali di tutti questi micronutrienti.

Se non assumiamo le dosi necessarie, saremo maggiormente esposti ad eventuali rischi!

◆ Consumare cereali/pseudo-cereali integrali e alternarne sempre la tipologia: riso, quinoa, grano saraceno, miglio, farro, orzo…… Solo così, garantiremo il giusto apporto di vitamine del gruppo B, vitamina E, Magnesio.

3 porzioni di frutta e 2 porzioni di verdura al giorno, conferiranno le vitamine di cui avremo bisogno. Per porzione si intende, ad esempio, un frutto intero (mela, pera, arancia) o 2 – 3 piccoli (albicocche, susine), un piatto di insalata (almeno 50g), un mezzo piatto di verdure cotte o crude, una coppetta di macedonia o un bicchiere di spremuta o di centrifugato. La porzione di verdura per un bambino è dimezzata, così com’è ridotta quella della frutta. Raccomando di prediligere alimenti di stagione e di variare la loro scelta.

◆ Consumare circa 30g al giorno di frutta secca (noci, nocciole, mandorle, pinoli, pistacchi, anacardi) che contribuisce ad incrementare l’introito di vitamine, da quelle del gruppo B, alla vitamina E, ma anche di molti minerali,

quali fosforo, potassio, calcio, zinco e selenio (quest’ultimo presente soprattutto nelle noci brasiliane e negli anacardi).

◆ Utilizzare l’olio extravergine di oliva, meglio a crudo, efficace antiossidante

e antinfiammatorio.

◆ Mangiare almeno 2 volte a settimana, una porzione di pesce (150g per gli adulti, 60g – 120g per i bambini fino a 15 anni), in particolare quello azzurro (salmone, sgombro, tonno, aringhe, sardine, pesce spada), che ci fornisce gli acidi grassi Omega 3, utili per l’aterosclerosi e le malattie cardiovascolari; malattie infiammatorie (artrite reumatoide, morbo di Chron, colite ulcerosa); la pelle, in caso di psoriasi e dermatiti; il cervello, per lo sviluppo cognitivo, morbo di Alzheimer, la gravidanza e lo sviluppo neonatale; depressione e disturbi del comportamento; metabolismo osseo; altre patologie, quali asma allergico, diabete, cancro (riduzione del rischio). È consigliato assumere 250mg – 500mg al giorno di omega 3 (EPA + DHA) per gli adulti, mentre nei lattanti e bambini fino a 2 anni si dovrebbero integrare altri 100mg di DHA e 100mg – 200mg in più, negli anziani.

In generale gli omega 6, abbondanti negli oli vegetali (oliva, soia, girasole, mais, arachidi), esercitano sull’infiammazione e sull’immunità effetti contrapposti rispetto a quelli degli omega 3. Per questo motivo il rapporto omega 6/omega 3 di 4/1(quello di assunzione consigliato dai LARN), viene comunemente utilizzato per definire il potenziale infiammatorio dell’alimentazione.

◆ Idratarsi a sufficienza, bevendo almeno 1,5 – 2 L di acqua al giorno.

 E L’INTEGRAZIONE?  

Si, ma con onsapevolezza!  Cosa integrare e quanto?

Vitamina D: se, e solo se ne abbiamo realmente bisogno. La quantità è correlata al vostro dosaggio ematico, per cui è necessario fare le analisi del sangue per poi rivolgersi ad un esperto per capire il quantitativo che fa per voi. Invece, una dose di mantenimento, può essere ragionevole intorno ai 1000 Unità Internazionali (UI) al giorno.

Vitamina C, poiché con i soli alimenti non ne assumiamo abbastanza, la

dose giornaliera massima raccomandata è 2g al giorno.

Probiotici: essenziali per il ripristino e l’arricchimento del nostro Microbiota

Intestinale.

I probiotici appartengono a tre gruppi principali: Bifidobacteria, Lactobacilli ed Eubacteria. Tra bifidobacteria i ceppi più comunemente impiegati nella produzione dei probiotici sono: breve, infantis, longum, lactis e bifidum; per quel che concerne i lattobacilli, ritroviamo: acidophilus, plantarum, casei, rhamnosus e salivarius.

Per essere efficaci i probiotici dovrebbero essere assunti sempre e solo a stomaco vuoto, per un tempo medio di 3 – 4 settimane in un quantitativo di almeno un miliardo di batteri al giorno, ragion per cui è impossibile introdurli con la semplice dieta. Piccole quantità di probiotici sono presenti nei latti fermentati (yogurt e kefir), ma non sono sufficienti per ottenere gli stessi effetti benefici legati all’utilizzo di supplementi specifici.

Concludo sostenendo che l’informazione scientifica, è la risorsa migliore per affrontare nel modo più sereno le situazioni, soprattutto quella che ci stiamo trovando a vivere in questi giorni in ambito sanitario.

A cura di:
Dott.ssa Chiara Paoletti Biologa Nutrizionista per il Progetto “Ricomposizione corporea e funzionale”


Gas_solo.jpg?fit=1200%2C766&ssl=1

Gli Small Group Stadium hanno come obiettivo la qualità del lavoro, per questo motivo tali lezioni sono a numero chiuso, per pochi partecipanti alla volta (max.8 pers.). Un lavoro concentrato per un allenamento funzionale alle esigenze di ognuno.

In questo modo si ottengono quasi gli stessi vantaggi di una seduta personal ma ad un costo inferiore… una via di mezzo funzionale ma a misura di tasca. Gli small Group Stadium sono:

  • Pilates
  • Mio tone
  • Functional Kombat
  • G-A-S
  • Ginnastica antalgica
  • Slimming course
  • Re -strenght
  • Athletic building
  • Waterwalk
  • Sportskills
  • Corso per gestanti

Scopri di più


swimmers-79592_1280.jpg?fit=1200%2C800&ssl=1

Sicuro di conoscere tutti i nostri nuovi progetti Stadium?

La scuola nuoto delle Piscine dello Stadio segue le norme e gli standard organizzativi e tecnici della Scuola Nuoto della Federazione Italiana Nuoto e propone la didattica e l’avviamento alle discipline acquatiche per bambini fin dal secondo anno, giovani ed adulti. Ogni livello della scuola nuoto ha degli obiettivi specifici, che permettono il raggiungimento di una progressiva formazione.

Stadium con l’obiettivo di creare un gruppo di atleti motivati sia dal punto di vista umano che educativo e competitivi dal punto di vista tecnico ha deciso, con convinzione, di promuovere un progetto per il nuoto agonistico.

La sezione agonistica è divisa in più categorie: Esordienti B – Asordienti A – Ragazzi – Juniores – Cadetti Seniores – Master

Scopri di più


fitboxe-1.jpg?fit=1200%2C766&ssl=1

Stadium molto più che grande!
Vi presentiamo un altro corso che arricchisce l’offerta di Stadium: il corso di prepugilistica. L’allenamento di prepugilistica richiede uno sforzo prolungato, che combina la resistenza ad un mix di potenza e velocità.
Le lezioni di prepugilistica si svolgono in gruppo e a ritmo di musica, senza che vi sia contatto fisico o competizione. durante la quale si prepara il fisico all’allenamento vero a proprio. Sono numerosi anche gli esercizi con gli attrezzi e a corpo libero. La lezione si conclude con lo stretching finale. Un allenamento completo che coinvolge tutti i muscoli del corpo e che potenzia sia gli arti inferiori che gli arti superiori.

Scopri tutti i benefici di questo corso 



Segui tutti gli episodi di “Palestre della Salute Stadium”..

Una serie di piccole puntate dove raccontiamo tutto sulle palestre della salute…

Stadium Terni Palestre della Salute presenta in questa serie di episodi, i principali elementi caratterizzanti della Palestra della Salute, il progetto Nazionale promosso dal Ministero della salute e dalla Regione Umbria… dove in un breve futuro l’esercizio fisico verrà prescritto come un farmaco dal proprio medico di famiglia per contrastare le principali patologie riducendo in diversi casi l’uso dei farmaci e delle terapie farmacologie… Come funziona questa Palestra, di cosa si tratta, i benefici che ne derivano ed a chi è rivolto Palestre della salute… scoprilo in queste puntante. Oggi trattiamo Diabete e Obesità.

Scopri il progetto Palestre della Salute (clicca qui)

Entra nel Programma Rigenera ti costa meno di 2 € al giorno (clicca qui)


img_0865_rid_66165.jpg?fit=1000%2C667&ssl=1

Haloterapia – conosciuta anche come terapia del sale- è un trattamento alternativo che consiste nell’esposizione e assorbimento di particelle di cloruro di sodio.
Il trattamento ha un effetto benefico sulla salute e in particolar modo sulle vie respiratorie. Questo tipo di trattamento se eseguito varie volte diventa un’arma contro riniti allergiche, sinusite, e tante altre problematiche sia dei grandi che dei piccini. Una singola seduta equivale addirittura a 3 giorni di mare.
L’haloterapia migliora la capacità respiratoria, è un alleato per risolvere le infiammazioni respiratorie e allevia i sintomi di numerose malattie dermatologiche e patologie croniche.
Un ottimo alleato per la nostra salute che sostituisce, nei mesi invernali, il potere benefico del mare. È importante ricordare che la terapia del sale è una terapia complementare che aiuta a gestire e a controllare la condizione patologica, ma non deve essere considerata un’alternativa al trattamento dei farmaci o terapie prescritte dai medici.

Clicca e scopri la stanza del sale di Stadium



Segui tutti gli episodi di “Palestre della Salute Stadium”..

Una serie di piccole puntate dove raccontiamo tutto sulle palestre della salute…

Stadium Terni Palestre della Salute presenta in questa serie di episodi, i principali elementi caratterizzanti della Palestra della Salute, il progetto Nazionale promosso dal Ministero della salute e dalla Regione Umbria… dove in un breve futuro l’esercizio fisico verrà prescritto come un farmaco dal proprio medico di famiglia per contrastare le principali patologie riducendo in diversi casi l’uso dei farmaci e delle terapie farmacologie… Come funziona questa Palestra, di cosa si tratta, i benefici che ne derivano ed a chi è rivolto Palestre della salute… scoprilo in queste puntante. Oggi trattiamo le principali Patologie e l’Attività Fisica Adattata.

Scopri il progetto Palestre della Salute (clicca qui)

Entra nel Programma Rigenera ti costa meno di 2 € al giorno (clicca qui)